La Vieste en Rose: il vino rosa si racconta
C’è un momento, all’inizio dell’estate, in cui alcune città smettono di essere solo luoghi e iniziano a raccontarsi. Il 1° giugno 2026, Vieste lo fa attraverso un colore: il rosa. La settima edizione de La Vieste en Rose torna con un’idea semplice solo in apparenza: mettere il vino rosato al centro non come prodotto stagionale, ma come chiave di lettura di un territorio. Non una festa del vino, ma un dispositivo narrativo. Il rosato come linguaggio mediterraneo C’è un passaggio interessante nelle parole di Giuseppe Carrus: «Il rosato è probabilmente il vino che più di ogni altro racconta il Mediterraneo. Non per moda, ma per natura.» È una posizione che sposta il discorso dal mercato al paesaggio. Luce, sapidità, immediatezza: elementi che prima ancora di stare nel bicchiere stanno fuori, nel Gargano, nel vento, nella rifrazione del mare. In Puglia questa relazione è storica. Vitigni come Negroamaro, Bombino nero e Nero di Troia non producono rosati per adattamento, ma per vocazione. U
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