The Chronicle
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La Fillossera apre un nuovo spazio
Ciao, se segui La Fillossera da un po’, probabilmente ci siamo incontrati in modi diversi. Attraverso un articolo, una degustazione, un evento o un contenuto sui social. Al di là dei formati, il filo conduttore è sempre stato lo stesso: usare il vino come mezzo per osservare qualcosa di più ampio. La percezione, il linguaggio, le persone, i territori, la cultura che si muove attorno a un calice. Oggi a tutto questo si aggiunge un nuovo spazio Ho aperto una newsletter su Substack, un luogo che mi permetterà di approfondire temi e domande che negli ultimi anni sono diventati sempre più centrali nel mio lavoro. Il primo articolo si intitola: Perché esiste La Fillossera Ed è probabilmente il modo migliore per capire cosa troverai in questo nuovo spazio. Se ti va di leggere e di accompagnarmi in questa nuova fase del progetto, puoi iscriverti qui: → https://substack.com/@lafillossera Ci vediamo lì. Graziana
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KOSE: la cucina coreana contemporanea arriva a Pescara
La fermentazione è di moda. In Corea è cultura. Negli ultimi anni la fermentazione è diventata una delle parole preferite della gastronomia contemporanea. La trovi nei ristoranti fine dining, nei laboratori artigianali, nei libri di cucina e nei corsi dedicati agli appassionati. Kombucha, miso, garum, vegetali fermentati: ciò che per molto tempo è stato considerato una tecnica di conservazione oggi viene raccontato come una frontiera dell’innovazione gastronomica. Ma c’è un piccolo dettaglio che spesso dimentichiamo. Per alcune culture la fermentazione non è mai stata una tendenza. È semplicemente il modo in cui si cucina. È il primo pensiero che mi è venuto durante la presentazione di KOSE, il nuovo ristorante di cucina coreana contemporanea aperto nel cuore di Pescara. Perché prima ancora dei piatti, dei dettagli estetici o del design degli spazi, ciò che emerge è una visione della cucina profondamente diversa da quella occidentale. Una cucina che ha costruito la propria identità att
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La bottiglia non è una fine
Ci sono vini che nascono per essere bevuti.E altri che sembrano aspettare. Aspettano il silenzio giusto.La luce giusta.La persona giusta.Perfino la nostra versione giusta. Perché ogni vino ha un destino.E nessun vino vuole morire in bottiglia. La bottiglia non è una fine.È una soglia. Dentro il vetro il vino continua a muoversi, anche quando sembra immobile. Cambia ritmo, profondità, respiro. Perde alcune cose e ne trova altre. Si trasforma lentamente, senza fare rumore. Il vino è materia viva.E la vita non conosce immobilità. Il tempo del vino non è uno solo Quando parliamo di longevità, pensiamo quasi sempre agli anni. Alle bottiglie dimenticate in cantina. Alle vecchie annate. Al tempo che passa. Ma il vino conosce almeno due forme del tempo. I Greci le chiamavano Kronos e Kairos. Kronos è il tempo cronologico. Quello che si misura. Gli anni, le stagioni, le vendemmie. È il tempo che il vino attraversa mentre resta chiuso in bottiglia. Kairos è altro. È il momento opportuno. L’istan
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La Vieste en Rose: il vino rosa si racconta
C’è un momento, all’inizio dell’estate, in cui alcune città smettono di essere solo luoghi e iniziano a raccontarsi. Il 1° giugno 2026, Vieste lo fa attraverso un colore: il rosa. La settima edizione de La Vieste en Rose torna con un’idea semplice solo in apparenza: mettere il vino rosato al centro non come prodotto stagionale, ma come chiave di lettura di un territorio. Non una festa del vino, ma un dispositivo narrativo. Il rosato come linguaggio mediterraneo C’è un passaggio interessante nelle parole di Giuseppe Carrus: «Il rosato è probabilmente il vino che più di ogni altro racconta il Mediterraneo. Non per moda, ma per natura.» È una posizione che sposta il discorso dal mercato al paesaggio. Luce, sapidità, immediatezza: elementi che prima ancora di stare nel bicchiere stanno fuori, nel Gargano, nel vento, nella rifrazione del mare. In Puglia questa relazione è storica. Vitigni come Negroamaro, Bombino nero e Nero di Troia non producono rosati per adattamento, ma per vocazione. U
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Vigne Vecchie: Qualità e Mito nel Vino
C’è un momento, nella vita di una vigna, in cui smette di essere giovane. Non è un passaggio netto, non esiste una soglia biologica universale. Eppure, per convenzione, si tende a considerare vecchie le viti che hanno superato i 35 anni. È una definizione utile. Ma non basta a spiegare perché, intorno a queste piante, si sia costruita una narrazione così potente. Il vigneto The Freedom 1843 di Langmeil- Australia (Barossa) Meno è meglio? I vini ottenuti da vigne vecchie sono spesso associati a una qualità superiore. È una percezione diffusa, ma va maneggiata con attenzione: non è una regola, né una garanzia. Uno dei fattori più citati è la minore resa. Con l’età, la vite tende a produrre meno grappoli. Meno quantità, quindi. Una produzione più contenuta può favorire una maggiore concentrazione nelle uve. Questione di equilibrio Con il passare degli anni, la vite cambia il proprio modo di stare nello spazio. La crescita vegetativa si riduce: meno fogliame, meno espansione. Questo compor
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Le Plaisir, il nuovo ristorante dell’Hotel Giardino dei Principi a Città Sant’Angelo
Non è uno scenario abituale: un ristorante di ricerca all’interno di un hotel, alle porte di Città Sant’Angelo. È questa la direzione scelta dall’Hotel Giardino dei Principi, che ha inaugurato Le Plaisir, progetto gastronomico affidato allo chef Achille Esposito. Il nome è un omaggio a Il Piacere di Gabriele D’Annunzio. Il progetto nasce dalla volontà dei nuovi titolari dell’hotel, Domenico Cavaliero e Stefano Rasino, di affiancare all’attività ricettiva una proposta gastronomica più strutturata. Una scelta che prova a collocare una cucina contemporanea in un contesto diverso da quello delle grandi città. Alla guida della cucina c’è Achille Esposito, classe 1993, originario di Ischia. Dopo il diploma alberghiero il suo percorso attraversa alcune cucine importanti della ristorazione italiana. Tra le esperienze più formative quella al Mosaico di Nino Di Costanzo, due stelle Michelin sull’isola, a cui seguono diversi passaggi a Milano tra ristorazione gastronomica e locali contemporanei.
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Innesti di Metodo: cosa significa davvero la mineralità nel vino?
Tra le parole più affascinanti del linguaggio del vino, “mineralità” è anche una delle più sfuggenti. Si usa per descrivere vini che ricordano la pietra bagnata, il gesso, la selce, la grafite, talvolta lo iodio del mare. È una parola che evoca il suolo, la roccia, l’origine geologica del vino. E proprio per questo sembra intuitiva: se il vino nasce dalla terra, è naturale pensare che ne porti nel bicchiere una traccia diretta. Ma cosa stiamo davvero descrivendo quando diciamo che un vino è minerale? Nel suolo i minerali esistono, certo. Nel vino arrivano soprattutto sotto forma di ioni disciolti — potassio, calcio, magnesio, sodio — ma in quantità molto piccole. In genere si tratta di concentrazioni dell’ordine di pochi centinaia di milligrammi per litro. Quantità che raramente bastano, da sole, a generare una percezione aromatica riconoscibile. Eppure la sensazione che chiamiamo mineralità è reale. La questione, allora, non è se i minerali “passino” dalla roccia al vino.La questione
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Lo spirito della terra: cena degustazione vino a Pescara – Percorsi Sensoriali da Feluma Bistrot
Percorsi Sensoriali da Feluma Bistrot – venerdì 20 marzo C’è una voce che sale dalle radici e arriva dritta al calice.Non parla di tecnica. Parla di vita. Il terzo appuntamento di Percorsi Sensoriali, la serie di cene degustazione dedicate al vino e al piacere della tavola, nasce da qui: dall’idea che il vino e il cibo, prima di essere oggetti di analisi, siano gesti umani. Tracce della terra, del lavoro, della memoria. Venerdì 20 marzo alle 20.30, da Feluma Bistrot, torna un nuovo evento enogastronomico a Pescara pensato per chi ama vivere il vino in modo diverso: non come una lezione, ma come un’esperienza conviviale. Il titolo della serata è quasi una dichiarazione d’intenti: Lo spirito della terra. Non sarà una degustazione tecnica e non sarà la “solita” cena a tema vino.Sarà piuttosto un viaggio leggero tra piatti e vini, in cui ogni tanto ci fermeremo ad ascoltare una storia: quella di un territorio, di un vitigno, di un produttore. Il resto lo farà la tavola. Feluma è il luogo i
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Champagne Fabrice Bertemès: lo Chardonnay di Trépail arriva in Abruzzo grazie a D’Alesio Distribuzione
Trépail nel calice: appunti di degustazione dalla Montagne de Reims Ci sono zone della Champagne che si raccontano con facilità, perché rientrano in un immaginario già condiviso. Altre, invece, chiedono tempo e attenzione. Trépail appartiene a questa seconda categoria. Siamo nella Montagne de Reims, area storicamente associata al Pinot Noir, eppure in questo villaggio classificato Premier Cru è lo Chardonnay ad essere protagonista. Una particolarità che non nasce da una scelta stilistica recente, ma da una combinazione di suoli, esposizioni e consuetudini locali che nel tempo hanno portato a un’espressione riconoscibile e coerente. La degustazione riservata alla stampa e ai comunicatori, alla presenza di Fabrice Bertemès, è stata l’occasione per osservare da vicino come questo territorio possa tradursi nel bicchiere quando viene interpretato con misura e attenzione. Trépail: lo Chardonnay vibrante Il versante orientale della Montagne de Reims offre a Trépail condizioni particolari: suo
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L’ordinario che diventa straordinario: Latteria con Cucina, sentirsi a casa nel centro di Pescara
Latteria con cucina, a Pescara, compie un anno e si presenta alla stampa di settore. Un anno di gusto, sostanza e visione contemporanea. In Via Piave, il progetto di Daniele Di Paolo e Stefania Bombarda ridefinisce il concetto di trattoria urbana: prezzi accessibili, materie prime d’eccellenza e un’anima schietta. Il Concept: Sentirsi a casa, mangiare “come Dio comanda” Latteria non è solo un ristorante, è un ritorno alle origini senza nostalgia. Il locale festeggia il suo primo anno di vita confermandosi come il porto sicuro per chi cerca una cucina concreta e di sostanza. L’obiettivo è ambizioso nella sua semplicità: creare un luogo dove stare bene, dove il calore di casa incontra la precisione della tecnica moderna. La Visione: Il Manifesto di Daniele Di Paolo Dietro i fornelli e tra i tavoli c’è la firma di Daniele Di Paolo e Stefania Bombarda, coppia di giovani imprenditori già noti per il successo de Il Pirata a Pescara Sud. Daniele, anima e volto di Latteria, ha tradotto la sua
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Basta cene monotone. Partecipa a Percorsi Sensoriali al Feluma Bistrot, un’esperienza tra gusto ed emozioni!
Hai mai la sensazione che andare semplicemente a cena fuori sia piacevole ma, a volte, un po’ monotono? Invece dovrebbe essere una esperienza davvero stimolante ed emozionante. Nasce da questo desiderio Percorsi Sensoriali. È un format che parte dalla selezione di piatti eccellenti e abbinamenti studiati con vini autentici e non commerciali. Cosa c’è in più? Ci sono Io! Con una narrazione intensa e originale, sempre leggera e discreta, per sottolineare alcuni aspetti e amplificare l’esperienza gustativa. Sabato 25 ottobre 2025, alle ore 20.30, inauguro un nuovo viaggio di Percorsi Sensoriali in un bistrot contemporaneo: il Feluma Bistrot . Gusto, innovazione e tradizione. Profumi, sapori e storie. Quale sarà il tema del primo appuntamento di sabato 25 ottobre? Il Sale della Terra. Sale riporta a una sensazione fondamentale nel vino, la mia preferita: la sapidità. Ma le suggestioni sono tante e questi incontri trascendono l’analisi tecnica. Attraverso libere associazioni possiamo tutti
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Scopri Enotirino 2025, Wine Festival itinerante a Bussi sul Tirino (PE)
Hai già preso impegni per sabato 30 agosto? C’è un appuntamento che, forse, non vorrai perdere. Enotirino è il Wine Festival itinerante nel centro storico di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara. Un’intera giornata dedicata a incontri con i produttori, degustazioni, masterclass, esposizioni, musica e prodotti tradizionali. Oltre 70 cantine presenti con circa 250 etichette da conoscere e provare. Il ticket di accesso offre la possibilità di assaggiare liberamente i vini. Inoltre è possibile visitare le Sale dedicate all’artigianato e assistere a esibizioni live. Tanti stand gastronomici, con prodotti tipici da tutto l’Abruzzo. Dai gamberi di fiume del Tirino ai formaggi e salumi, dallo zafferano al miele, dal tartufo al cacao. Uno spazio e delle attività pensate anche per i bambini. Due Masterclass da non perdere: “Loreto Aprutino e i suoi custodi” con protagonisti i vini di Chiavolich e Amorotti “Casauria: tradizione e contemporaneità” con le riserve di Filomusi Guelfi e il Montep
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Le origini del Brunello di Montalcino
Nel 1840 il farmacista Clemente Santi acquista la Tenuta il Greppo a Montalcino. Comincia a coltivare un clone di Sangiovese grosso, poi denominato Brunello, per il suo colore più scuro. Clemente Santi intuisce le peculiarità del suolo di Montalcino e scommette sulla longevità del suo vino. Nel 1869, alla Fiera della Agricoltura di Montepulciano, Clemente presenta il suo ‘vino rosso scelto’ vendemmia 1865. È una rivoluzione: Sangiovese in purezza con 4 anni di invecchiamento in botte. Il successo è generale. Nel 1885 Clemente passa il testimone al nipote Ferruccio Biondi Santi. Ferruccio segue le orme del nonno. Sceglie personalmente le botti di rovere, riduce le rese introducendo la tecnica della vendemmia verde. Ferruccio unisce i cognomi del padre, Jacopo Biondi, e della madre, Caterina Santi. Il 1888 è l’anno di nascita del Brunello di Montalcino Biondi Santi. Alla morte di Ferruccio, nel 1917, subentra il figlio Tancredi, che mantiene la guida dell’azienda fino al 1970. Tancredi a
