The Chronicle
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MenoDodicIGP: Philippe De Charmille - Cremant de Loire Brut (Magnum)
di Carlo Macchi Il Crémant de Loire (uno degli otto Crémant che si possono produrre in Francia in zone fuori dalla Champagne) nasce, lungo la Valle della Loira, nelle regioni di Anjou, Saumur e Touraine. È uno spumante metodo classico, normalmente con un periodo abbastanza breve di permanenza sui lieviti (tra 12 e 20 mesi) e quasi sempre è composto da Chenin Blanc e Chardonnay. Questa presentazione generale calza a pennello anche per il nostro vino di oggi, che nasce da un négociant con uve Chenin Blanc (80%) e Chardonnay (20%). Le sue caratteristiche principali sono una bella freschezza sia al naso, dove note floreali si intersecano a sentori agrumati con il limone che predomina, sia al palato, dove accanto alla classica brillantezza acida del territorio troviamo una bollicina fine e rotonda, certo aiutata da qualche grammo di zucchero residuo. A questo punto di solito parliamo del prezzo e proprio per questo voglio prima raccontarvi una piccola storia: il vino che ho assaggiato per v
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InvecchiatIGP: Rocca delle Macie - Toscana IGT Rosso Rockea 2011
di Carlo Macchi L’invecchiato di questa settimana è un vino molto particolare per vari aspetti: il primo è indubbiamente unico perché, modestia a parte, posso dire di “averlo fatto io”, il secondo è che è forse il primo vino servito per portare dell’acqua, il terzo è che è nato per uno scopo umanitario, il quarto riguarda la cantina che ha permesso il tutto, cioè Rocca delle Macie e il suo titolare, il mio amico Sergio Zingarelli, che in periodo di piena vendemmia misero la cantina a completa disposizione per produrre una singola barrique di vino. Ma andiamo con calma: siamo nel 2011 e a Rocca delle Macie portiamo avanti da quasi due anni un progetto su Youtube che presenta le varie fasi fenologiche della vite, dalla potatura alla vendemmia, riprendendo sempre la stessa vite di sangiovese nei vari momenti dell’anno: avevamo anche dato un nome alla vite, Rockea . Nacque dalla famiglia Zingarelli l’idea di fare qualcosa in più, cioè di creare un vino Rockea che servisse a raccogliere fon
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Scubla - IGP Friuli Colli Orientali Verduzzo Friulano "Cràtis" 2019
di Carlo Macchi I passiti non si bevono più! Allora proviamo a invertire la tendenza con questo Verduzzo del 2019, servito fresco: colore ambrato brillante, naso con tutta la frutta secca e passita del mondo, bocca avvolgente, succosa, armonica. Provatelo su formaggi stagionati, magari erborinati e vedrete la Madonna!
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Vini macerati: omologazione o espressione del territorio? Il caso Oslavia
di Carlo Macchi Quando si parla di vini macerati è molto difficile non schierarsi, essere pro o contro, ma l’incontro che abbiamo fatto ad Oslavia con quattro dei “magnifici sette” è nato solo per cercare di capire: capire come nascono, in che cosa sono realmente diversi sia dai vini non macerati che tra loro. Poi è seguito l’assaggio e qui non schierarsi con i propri preconcetti (pro o contro) è stato ancora più difficile e dovrete giudicare voi se ci siamo riusciti. I quattro produttori erano Radikon, Primosic, Fiegl e Il Carpino e la prima cosa che posso dire è che non credevo potessero esserci differenze così grandi tra vini macerati. Ma andiamo con calma, premettendo che la storia del “precursore” degli oslaviani, cioè Gravner, è sicuramente diversa e forse più complicata e magari potremo investigare in altri articoli. Partiamo da questi quattro e mi sembra giusto premettere che parlare di vini macerati vuol dire riferirsi quasi sempre a vini bianchi vinificati come vini rossi, ci
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MenoDodicIGP: Antonelli – Montefalco Grechetto DOC 2025
Il Grechetto sconta spesso un ingiusto pregiudizio, eppure Antonelli – custode dal 1883 di colline spettacolari a Montefalco – dimostra il contrario. Il suo Grechetto 2025 è un asso nella manica pazzesco per la cucina italiana, capace di svoltare la cena dai primi saporiti ai piatti di mare. Profuma di fiori gialli e di pesca bianca matura, ma è in bocca che fa scattare la scintilla: parte dritto e tagliente per poi riempirti il palato con una consistenza quasi polposa. Chiude pulito, lasciando una scia salina che ti chiama subito un altro sorso. Un bianco fiero, vivo, da bere a secchi. Prezzo medio sul web: 9,50 euro
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InvecchiatIGP: Marco Antonelli – Cesanese di Olevano Romano Riserva Kósmos 2014
Nel vino, prima ancora delle bottiglie, contano le persone. Marco Antonelli e sua moglie Bianca appartengono a quella rara categoria di vignaioli capaci di trasmettere autenticità, passione e umanità fin dal primo incontro. Qualità che non sempre si trovano con facilità e che finiscono inevitabilmente per riflettersi anche nei vini che producono. Da questa visione sincera e profondamente radicata nel territorio prende forma il loro progetto a Olevano Romano, mirato a restituire centralità al Cesanese comune, una varietà spesso messa in secondo piano ma capace di farsi interprete magistrale del luogo d'origine. Sebbene l'attività di famiglia vanti radici storiche legate da generazioni alla vendita di vino sfuso, è toccato a Marco compiere il grande passo verso una produzione imbottigliata e focalizzata sulla massima espressione qualitativa. La proprietà si estende su poco più di tre ettari, gestiti in regime biologico, suddivisi tra il vigneto di Colle Amici, situato nei pressi de
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Gianfranco Fino – Salento Fiano IGT “Sedicimila” 2024
Dopo aver sorpreso col Primitivo di Manduria, Fino scommette ora sul Fiano 'Sedicimila', omaggio alle barbatelle che Carlo II d'Angiò piantò in Puglia a fine 1200. Un bianco che punta sull’equilibrio: l'affinamento misto legno/acciaio dona complessità, ma il sorso resta fresco, sapido e di squisita finezza.
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Matilde Piluso, la voce di una Calabria che non chiede più permesso
A venticinque anni è entrata nella lista dei cento Under 30 di Forbes Italia, ma prima ancora è diventata uno dei volti simbolo di una nuova generazione di produttori che sta cambiando il racconto del vino calabrese. Matilde Piluso non ama la retorica del riscatto. Preferisce parlare di consapevolezza, di identità ritrovata e di una Calabria che non ha più bisogno di inseguire modelli esterni per affermare il proprio valore. Insieme alla famiglia guida Tenuta del Travale , una minuscola realtà vitivinicola di Rovito, sulle colline della Presila cosentina, dove appena due ettari di vigne terrazzate coltivate a Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio hanno contribuito a riscrivere la percezione del vino calabrese contemporaneo. Una sorta di "cantina de garage" calabrese, nata dalla convinzione che il piccolo possa essere sinonimo di eccellenza, dove la cura maniacale del dettaglio, l'artigianalità e una forte visione culturale precedono qualsiasi logica di crescita quantitativa. In questa
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Ciavolich, dove la memoria diventa vino: il progetto Fosso Cancelli racconta l'anima di Loreto Aprutino
Tra le colline di Loreto Aprutino, dove le brezze dell'Adriatico incontrano quelle del Gran Sasso, si snoda una delle storie più antiche del vino abruzzese: quella della famiglia Ciavolich , la cui vicenda attraversa oltre cinque secoli mantenendo intatto il legame con la terra e con una viticoltura profondamente identitaria. Le radici affondano nel XVI secolo, quando i Ciavolich — mercanti di lana di origine bulgara — si stabiliscono a Miglianico, ancora lontani dal mondo del vino che entrerà nella loro storia solo qualche secolo più tardi. Nel 1853 Francesco Ciavolich costruisce, davanti al palazzo di famiglia, la prima cantina destinata alla vinificazione delle uve provenienti dai terreni circostanti. Alla fine dell'Ottocento il matrimonio tra il figlio Giuseppe Ciavolich ed Ernestina Vicini, appartenente a una storica famiglia di Loreto Aprutino, crea definitivamente il legame con uno dei territori più vocati dell'Abruzzo dove, dopo diversi passaggi ereditari, si consoliderà il pat
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MenoDodicIGP: Vincenti Agostino - Soave Terralunga 2025
di Lorenzo Colombo Etichetta prodotta dalla Cantina Vicentini da oltre 25 anni, frutto di un blend tra Garganega e, in misura minore, Trebbiano di Soave provenienti da vigneti situati a Colognola al Colle. Paglierino con leggeri riflessi oro-verde. Buona l’intensità olfattiva, cogliamo sentori d’erbe officinali fresche, accenni d’agrumi, di frutta a polpa bianca e di mandorle. Fresco al palato, sapido, agrumato, di media struttura, con un bel frutto e leggere e piacevoli note mandorlate sul fin di bocca. Due altre cose abbiamo apprezzato al di là della qualità del vino, l’utilizzo del tappo a vite e l’etichetta che, seppur leggermente infantile ci è piaciuta molto. 9,5 euro il suo prezzo sul Web
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InvecchiatIGP: Villa Russiz - Collio Sauvignon De la Tour 2004
di Lorenzo Colombo Non ci sembrava molto adatto al clima di questi giorni scegliere un vino rosso per la rubrica del sabato InvecchiatIGP, ci siamo così rivolti al quella parte di cantina dove riposano le vecchie bottiglie di vini bianchi ed abbiamo pescato questo famoso Sauvignon del Collio con oltre vent’anni sulle spalle, prodotto da Villa Russiz , una storica azienda del Collio, fondata nel 1868 dal Conte Theodore de La Tour. L’azienda fa parte delle proprietà dell’Istituto Adele Cerruti, una nobildonna che dopo la Prima Guerra Mondiale fondò un orfanotrofio in quella che fu la dimora del Conte de La Tour e della di lui moglie Elvine von Zahoni che, rimasta vedova, rientrò in Austria. I proventi dell’azienda servono a finanziare la scuola convitto per bambini di famiglie disagiate. L’azienda dispone di 45 ettari di vigneti per una produzione annuale di 250.000 bottiglie. Villa Russiz è stata diretta per lunghi anni dall’enologo Gianni Menotti, succeduto nella conduzione al padre Ed
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Ai Galli - Lison Classico 2024
di Lorenzo Colombo Un’espressione diversa del vitigno Tocai la possiamo trovare in questa piccola Docg situata a cavallo tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Color paglierino con riflessi verdolini. Accenni affumicati ed erbe aromatiche essiccate al naso. Buona struttura, accenni nocciolati, succoso, buona la persistenza.
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23 anni di vino in sei calici: la nostra verticale di Cavariola
di Lorenzo Colombo Dovevamo concludere un lungo periodo della nostra vita nel mondo del vino ringraziando coloro che ci avevano supportato in quell’avventura durata ben 23 anni: cosa c'era di meglio se non gratificarli con una verticale di vecchie annate? Cercando nella nostra cantina un vino che si prestasse a quest’occasione, e del quale avessimo un discreto numero d’annate, abbiamo optato per il Cavariola , che abbiamo sempre considerato uno dei più grandi vini rossi dell’Oltrepò Pavese . Prodotto da Paolo Verdi dell’azienda Bruno Verdi — situata a Canneto Pavese, nella frazione di Vergomberra (che dà il nome a un ottimo Metodo Classico) — il Cavariola, il cui nome corretto è Oltrepò Pavese Rosso Riserva Cavariola, è ottenuto con il classico uvaggio oltrepadano. La Croatina costituisce il vitigno principale con poco più del 50%, il Barbera occupa circa un quarto della composizione, mentre Ughetta e Uva Rara si dividono il resto più o meno in parti uguali. Paolo Verdi Prodotto per la
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Dove la terra si fa luce e pazienza: Ca' del Magro 2023 di Monte del Frà
Sulle colline moreniche del Custoza la terra custodisce una storia geologica antica, fatta di ghiacciai che si ritirano, di ciottoli levigati dall’acqua e di un suolo vivo, sospeso tra la precisione della ghiaia e la profondità dell'argilla. Qui lo sguardo scivola morbido verso l’orizzonte del Lago di Garda ed è qui che, quasi settant'anni fa, è iniziato il viaggio di Monte del Frà. Fondata nel 1958 da Massimo Bonomo , l'azienda ha saputo trasformare una radice agricola in una visione vitivinicola d'eccellenza. Oggi, guidata con complicità e lungimiranza dalla seconda e terza generazione della famiglia – con Claudio ed Eligio affiancati da Marica, Massimo e Silvia – Monte del Frà rappresenta un modello contemporaneo di sartorialità enologica. Una realtà che, pur parlando a 68 Paesi nel mondo, non ha mai spostato di un millimetro il proprio centro emotivo dal Custoza. La promessa silenziosa di questa realtà è racchiusa nel concetto di passare sulla terra leggeri, un impegno che si tradu
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MenoDodicIGP: Vernatsch "Sunnenberg" 2024
di Stefano Tesi Sarà stato il fascino di trovarsi all’imbocco della strada che porta su, fino al mitico Castel Juval di Reinhold Messner, sarà stata l’aria frizzante della Val Venosta, oppure il companatico a base di speck e mostarda a chilometro zero "spelluzzicato" col pane croccante all’aperto, seduti su una roccia, ascoltando il frusciare del vento, ma questa Schiava semplice, senza troppe pretese, scarica, fragrante e allegra, agile in bocca e nel portafogli, bevuta bella fresca, ha fatto del tutto il suo dovere: era esattamente ciò che ci voleva alla fine del lungo viaggio, per togliersi la sete senza tanti pensieri. Comprata con animo lieve alla Bottega dei Contadini venostani, proprio sulla statale, è un vino porta con sé l’aroma di una convivialità giocosa. Sono certo che gli ospiti del maso, sulle alture sopra Castelbello, ne tracannano parecchie bottiglie. Difficile biasimarli. Prezzo in vendita diretta: 11,20 euro
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InvecchiatIGP: Castello La Leccia - Chianti Classico 2009
di Stefano Tesi Se la memoria non m’inganna (e se m’ingannasse portate pazienza), l’annata 2009 in Chianti Classico fu dai più giudicata buona, ma non eccezionale. Mai fidarsi, però, dei giudizi a caldo e della propria memoria. E mai dimenticare che ciò che è vero in generale può non essere vero in particolare, con buona pace dell’IA che tutti vanamente consultano quando sono a corto di idee, argomenti e ricordi. Ho assistito in diretta alla stappatura di questo sontuoso 2009 : il tappo era integro e viva la curiosità dei commensali. Al netto di ciò, devo però ammettere che non mi aspettavo tanta sostanza da un Gallo Nero “base”, come a volte si usa dire. Siamo a Castellina, con altitudini che variano dai 300 ai 500 metri e vigneti esposti a sud e a sud ovest, su terreni argillosi e ricchi di calcare e galestro. Nulla è dato sapere sui sistemi di vinificazione dell’epoca, quando l’azienda, già biologica, era ancora di proprietà della famiglia Daddi, che l’aveva acquistata negli anni ’2
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Lehengut - Gegenwind Souvignier Gris 2022
di Stefano Tesi Dal nome sembra il titolo un brano kraut-rock, se lo assaggi bendato somiglia a un Pinot Nero e te lo puoi bere a tutto pasto. Invece è un gran bianco da uve piwi di Souvignier Gris. Lo fa Thomas Plack, un allampanato vignaiolo di Colsano, in Val Venosta, per la verità non nuovo a piccole perle enoiche.
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Dalla crisi al rilancio: come la famiglia Contini custodisce l’anima solenne della Vernaccia di Oristano
di Stefano Tesi Ci sono numeri che, a volte, parlano meglio di tutto. Ma che assumono un senso compiuto solo quando anche l’occhio e gli altri sensi hanno avuto la loro parte, contribuendo al superamento di quelle che Aldous Huxley (oppure Jim Morrison, se preferite) avrebbe definito le porte della percezione. Non c’è bisogno però di scomodare la mescalina e i suoi effetti per raccontare del fascino spigoloso, antico e a tratti solenne della Vernaccia di Oristano , la prima Doc sarda (fu riconosciuta nel 1971). Basta e avanza, a coglierne l’eterea complessità, calarsi nel sistema degli stagni di Oristano e nel corollario di vigne, borghi, nuraghi che li circondano. Annusare l’aria, scrutare i grandi spazi. Approfondire con le persone giuste, siano essi i pescatori di cefali, i produttori di bottarga, gli archeologi che scavano o – si capisce - i vignaioli. E alla fine immergersi nel su murruai, l’inconfondibile insieme di sensazioni odorose tendenti all’incenso (il termine, non a caso,
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MenoDodicIGP: Castello Monaci - Negroamaro Salento IGT "Kreso" 2024
di Luciano Pignataro In questa rubrica dove proponiamo belle bevute e meno di 12 euro non poteva mancare un rosato. E quando entriamo in questa tipologia per molti versi ancora in cerca di autore in Italia non possiamo che usare il Negroamaro come stazione di partenza. Siamo a Salice Salentino, riferimento in questo territorio battuto dai venti dei due mari e l’idea per questa estate calda e torrida è quella di bere un bicchiere di Kreos della Castello Monaci che vanta oltre 200 ettari ed è parte integrante del mondo Giv. Anche per il rosato la nostra raccomandazione è aspettare almeno un anno prima di stapparlo. Proverete piacevoli sensazioni di frutta, fragole soprattutto. Ma quello che è assolutamente gratificante è il sorso: sapido con un finale piacevolmente amaro, soprattutto freschissimo e pimpante. Il Kreos è l’unico rosato aziendale e lo consigliamo su tutto quello che mangerete nei prossimi due mesi. Prezzo medio web: 11 euro
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InvecchiatIGP: R. López de Heredia - Rioja Blanco Gran Reserva DOCa "Viña Tondonia" 2004
di Luciano Pignataro La mia passione per i vini bianchi invecchiati aumenta di intensità con il passare degli anni. Sarà una questione di gusto, di eleganza visiva, di luminosità del bicchiere, di ricerca continua di qualcosa che non sia scontato. Quindi, quando ho trovato questa bottiglia nella carta dei vini di Deessa – il bistellato spagnolo firmato da Quique Dacosta al Mandarin Oriental Ritz di Madrid – non ho esitato a puntare il dito, nonostante costasse da sola più dei due menu degustazione, perché le vere emozioni non hanno prezzo. Ho seguito l’istinto senza angosciarmi inutilmente, in quanto un vino bianco invecchiato ti apre la possibilità a un ventaglio di abbinamenti sicuramente maggiore di quanto non possa fare un rosso. Così, non conoscendo cosa riservasse il menu preparato dal giovane Domenico Vildacci – salernitano di 29 anni, a bottega dal grande cuoco spagnolo da moltissimi anni – ho puntato tutto su questa straordinaria bottiglia. Quando la Roja iniziò a emergere nel
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Dr. Fischer - Riesling Trocken 2017
di Luciano Pignataro Per fortuna con i vini sono paziente e ho atteso nove anni prima di stappare la terza annata di questa storica azienda rilevata nel 2014 da Hofstätter . Idrocarburi a gogò al naso, al palato freschezza vivace, giovanile, chiusura lunga. In piena maturità espressiva che regala ecumenica piacevolezza.
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Bosco de' Medici Winery - Pompeiano Rosso IGT "Pompeii" 2024
di Luciano Pignataro Ci sono piccole cose che spiegano quanto sia difficile, ma bello, il nostro Paese. Per esempio il fatto che Pompei – sì, Pompei – non rientri nella DOC Vesuvio. Vista da Marte, l’applicazione di questa denominazione potrebbe essere tranquillamente estesa a tutta la Campania, per quello che è successo nei secoli e soprattutto per la notorietà di questo vulcano e della famosa eruzione del 79 dopo Cristo. Ho chiesto più volte il motivo, ma non ce n'è alcuno valido se non la spiegazione, molto italiana e moltissimo meridionale, di ridurre il più possibile i benefici della propria unicità. Il che aveva una spiegazione logica in un mondo in cui il mercato era strettamente locale. Ma oggi, nel mondo connesso, è mai possibile ragionare in questo modo? Ma soprattutto, perché una cosa che poteva essere valida nel Dopoguerra non può essere adeguata alla realtà che cambia? Vabbè, esiste comunque la IGT Pompeiano e questo rosso di cui vi parlo questa settimana è prodotto da Bos
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MenododicIGP: Fratelli Giacosa - Dolcetto d’Alba 2025
di Carlo Macchi Se esiste un vino a cui tutti noi dobbiamo chiedere scusa questo è il Dolcetto! Fino a cinquanta anni fa era il vino di Langa più bevuto e ricercato, tanto che a chi veniva a comprare il Dolcetto in damigiana tanti produttori regalavano una bottiglia di Barolo, che tanto non si vendeva. Poi è cambiato tutto e il mondo del vino di qualità non solo ha dimenticato il Dolcetto ma gli ha fatto di peggio, lo ha trasformato nel vino che non era mai stato e non voleva essere: uno pseudo barolo, iperconcentrato, tannico, magari torturato da barrique nuove. Un vino spesso imbevibile che ha portato il vitigno ancor più nelle retrovie dei vini di Langa. Per questo per la rubrica MenododiciIGP, cioè vini buonissimi che costano meno di 12 euro vi propongo un Dolcetto che incarna l’anima semplice ma profonda, verace di questo vino: il Dolcetto d’Alba 2025 dei Fratelli Giacosa. Solo profumi classici e intensi di frutta di bosco e fini sensazioni speziate, bocca fresca, elegante, di ass
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InvecchiatIGP: Sandro De Bruno - Monti Lessini DOC Metodo Classico Dosaggio Zero Riserva 100 Mesi 2015
di Carlo Macchi Ci possono essere vari modi per parlare di Sandro De Bruno e dei suoi vini: possiamo dire che è un bravissimo produttore di Soave oppure un difensore della quasi defunta Soave Colli Scaligeri DOC o ancora peggio (o meglio!!!) un accanito sostenitore di un’uva che non ha mai decollato, la durella. La durella è un’uva che si trova essenzialmente sui Monti Lessini, dietro Verona: ce ne sono meno di 500 ettari e la sua principale caratteristica è di essere tardiva (anche adesso Sandro la vendemmia dopo la metà di ottobre) e di avere pH bassissimi e acidità altissima. Un’uva per vini bianchi taglienti come l’acciaio o per spumanti metodo classico di assoluta e austera finezza. E proprio di questi voglio parlarvi, in particolare del suo Metodo Classico denominato 100, cioè che resta 100 mesi sui lieviti. Ma questa è solo una delle molte particolarità. La prima è che il mosto, prima di iniziare la fermentazione fa una macerazione a freddo di circa 12 ore, la seconda è che a fi
