Il mare negli occhi, il vulcano nel calice: l'anima dei Campi Flegrei secondo La Sibilla
di Carlo Macchi Li chiamavano “Campi ardenti” e Goethe li descrisse come terra di “macerie d'inconcepibile opulenza, smozzicate, sinistre; acque ribollenti, crepacci esalanti zolfo" e ancora “sotto il cielo più puro… il terreno più infido" Oggi, molte cose sono cambiate e nel “terreno più infido” dei Campi Flegrei nascono forse i vini più puri della Campania, quelli che in modo indiscutibile raccontano due vitigni spesso sottovalutati, la falanghina e il piedirosso. Mentre con Vincenzo di Meo siamo in auto e andiamo verso La Sibilla, cantina che si trova nel cuore dei Campi Flegrei, di infido trovo soltanto il traffico, che in pochi minuti può passare dallo “scorrevole andante” al “bloccato costante”, specie se è una domenica di sole come questa. Ma anche lui ci lascia tranquilli e arriviamo in una delle aziende con le vigne più panoramiche che conosco, vigneti che affondano le radici in un terreno sabbioso e vulcanico, però affacciato sul mare. Mare a destra e mare a sinistra mentre g
by noreply@blogger.com (Andrea Petrini) · source ↗
