Dalla crisi al rilancio: come la famiglia Contini custodisce l’anima solenne della Vernaccia di Oristano
di Stefano Tesi Ci sono numeri che, a volte, parlano meglio di tutto. Ma che assumono un senso compiuto solo quando anche l’occhio e gli altri sensi hanno avuto la loro parte, contribuendo al superamento di quelle che Aldous Huxley (oppure Jim Morrison, se preferite) avrebbe definito le porte della percezione. Non c’è bisogno però di scomodare la mescalina e i suoi effetti per raccontare del fascino spigoloso, antico e a tratti solenne della Vernaccia di Oristano , la prima Doc sarda (fu riconosciuta nel 1971). Basta e avanza, a coglierne l’eterea complessità, calarsi nel sistema degli stagni di Oristano e nel corollario di vigne, borghi, nuraghi che li circondano. Annusare l’aria, scrutare i grandi spazi. Approfondire con le persone giuste, siano essi i pescatori di cefali, i produttori di bottarga, gli archeologi che scavano o – si capisce - i vignaioli. E alla fine immergersi nel su murruai, l’inconfondibile insieme di sensazioni odorose tendenti all’incenso (il termine, non a caso,
by noreply@blogger.com (Andrea Petrini) · source ↗
